
ROBERTO SEBASTIAN MATTA
L'ORIGINE È
ADESSO
a cura di Silvia Pegoraro
Pinacoteca Civica
Palazzo Gavotti,
piazza Chabrol - Savona
dall'8/5/all'1/9/2013
Prosegue il cammino
della città di Savona tra i grandi autori dell’arte contemporanea. Dopo le firme
italiane di Guttuso, Attardi, Treccani e Sassu, l’omaggio della città della
Torretta sarà reso a un artista internazionale, Roberto Sebastian Matta. Sabato
8 giugno, alle ore 11, verrà inaugurata la mostra MATTA – L’origine è adesso (a
cura di Silvia Pegoraro), allestita presso la Pinacoteca Civica di Savona,
promossa e organizzata dalla Fondazione Cento Fiori e dalla Pinacoteca Civica
savonese.
Un evento di grande prestigio, che arricchisce il percorso
espositivo intrapreso con un autore che ha portato avanti una ricerca artistica
intensa, mai disgiunta dall’impegno civile a fianco dei popoli oppressi, in
particolare della sua terra originaria, il Cile, schiacciato per lunghi anni
dalla dittatura militare di Pinochet. Significativa la sua presenza ad Albisola,
nel 1954, nell’ambito degli “Incontri Internazionali della ceramica” e la sua
adesione, nel 1983, a un progetto espositivo al Priamar, nell’ambito della Festa
de l’Unità, finalizzato a sensibilizzare l’opinione pubblica verso i drammatici
eventi dittatoriali che si stavano svolgendo in Cile. Questo il programma della
giornata inaugurale della mostra.
Alle 11, nella Sala Conferenze della
Pinacoteca Civica, dopo l’introduzione del Presidente della Fondazione Cento
Fiori Giancarlo Berruti, seguiranno i saluti delle autorità: il Sindaco della
città di Savona, Federico Berruti, Roberto Romani, Presidente della Fondazione
De Mari – Cassa di Risparmio di Savona. Interverrà la curatrice della mostra,
Silvia Pegoraro.
Alle 11.30 il taglio del nastro nelle sale della Pinacoteca
Civica.
La mostra MATTA – L’origine è adesso, allestita dall’Architetto
Patrizia Peirano negli spazi della Pinacoteca Civica cittadina, è promossa e
organizzata dalla Fondazione Cento Fiori in collaborazione con il Comune di
Savona – Pinacoteca Civica, con il patrocinio della Regione Liguria, e con il
contributo della Fondazione A. De Mari e della Compagnia di San Paolo di Torino.
Fondamentale anche la collaborazione di Ulisse Gallery Contemporary Art di Roma
(che con opere della sua collezione organizzò, nel 2002, l’ultima mostra di
Matta vivente l’artista).
Sebastian Matta, nato a Santiago del Cile nel 1911
e scomparso nel 2002 a Civitavecchia, ha saputo sintetizzare il linguaggio
surrealista con il dinamismo dell’Action Painting (Gorky, Pollock, Motherwell
ecc.), alla cui nascita ha incisivamente contribuito e dalla quale è stato a sua
volta influenzato durante il lungo soggiorno negli Stati Uniti (1939-1948). Il
risultato è sorprendente: una narrazione fatta di segni e figure tra il
primordiale e il fantascientifico, che parlano del dramma dell’uomo
contemporaneo senza mai perdere la forza dirompente, rivoluzionaria e
“originaria” propria dell’artista.
In occasione della sua presenza a Savona
e Albisola, Matta saputo ha coniugare con particolare energia sperimentazione
artistica e impegno civile. Si inserisce in questo ambito l’esposizione delle
sue opere al Festival de l’Unità, nell’estate del 1983, dove il Partito
Comunista savonese prende posizione in difesa e sostegno del popolo cileno. In
questo contesto viene organizzata alla Fortezza del Priamar l'esposizione Arte e
Lotta, alla quale partecipano grandi artisti latinoamericani, quali, in primis,
Sebastian Matta ma anche Nemesio Antunez, l'argentino Carlos Carlé, il
paraguayano Aiax Barnes. Per quell'occasione Sebastian Matta mette a
disposizione quattordici sue opere, alcune vendute devolvendo il ricavato
all'Associazione Italia-Cile; le rimanenti furono donate dall'artista alla
Federazione savonese del P.C.I. e oggi fanno parte della collezione della
Fondazione Cento Fiori.
Ad Albisola, invece, Matta incontra il linguaggio
della ceramica, partecipando agli straordinari “Incontri Internazionali della
ceramica”, nel 1954, e lavorando in più occasioni presso la Fabbrica Mazzotti,
dove realizza anche il celebre vaso “L’Oscar di Albisola”.
La mostra –
trentacinque opere tra dipinti, sculture e grafiche - costituisce un suggestivo
cammino attraverso la ricerca visiva (e visionaria) dell’artista cileno. Come
scrive Silvia Pegoraro, “Matta è uno di quegli artisti che si sforzano di dare
una dimensione pubblica, civile, politica, al loro messaggio artistico; che
tentano di infrangere la barriera elitaria del linguaggio poetico; che non hanno
paura di contaminazioni ma cercano anzi, in nome di una coscienza collettiva di
cui si sentono parte, una assunzione di responsabilità ideologica, senza
rinunciare alla loro funzione di liberi ricercatori”. Quella di Matta è una
“narrazione” drammatico-grottesca estremamente tesa e graffiante, che si sforza
di esprimere il reale nella sua complessità, soprattutto di rendere visibile
quella parte della realtà che normalmente è invisibile, col respiro di un
affresco, anche nelle opere di piccole dimensioni.
Tra i lavori in mostra,
Tangame mucho, del 1999, o la celebre poltrona-scultura Alidor, 1974, in resina
dorata, o ancora uno dei suoi ultimissimi dipinti, il grande Oestrego,
realizzato poco prima di morire, nel 2002 (opere provenienti dalla collezione
Ulisse Gallery Contemporary Art). Di grande rilievo la presenza di alcuni
dipinti inediti: ad esempio, i due provenienti dalla collezione della scultrice
Cordelia von den Steinen, grande amica di Matta negli anni del suo soggiorno
italiano insieme al marito, lo scultore Pietro Cascella, in collaborazione col
quale Matta realizzò il dipinto I due ubriachi (1962), per la prima volta qui in
mostra come l’opera più tarda (anni ’90), intitolata da Matta, con scritta
autografa, 48 anni doppo (sic), secondo la sua tipica inclinazione a deformare e
contaminare le lingue.
Altri interessanti inediti, gli olii su tela dei
primi anni ’70, sempre provenienti da collezioni private, e quindi assai
difficilmente visibili altrove, che richiamano stilisticamente i murales
realizzati da Matta proprio in quegli anni : Ah!Ah! (1969-72), M'orbite
(1970-71) e Senza titolo (1972).
Nel catalogo della mostra, oltre ai
testi della curatrice e di Silvia Campese, è riproposta una intervista
pubblicata da “L’Unità” il 17 agosto 1966, che riproduce parzialmente, in
traduzione italiana, il testo di un’intervista realizzata dall’importante
periodico “Les Lettres Françaises” nel giugno dello stesso anno (F.C. Toussaint,
“Entretien avec Matta sur le Surréalisme et la Révolution”), in occasione della
mostra di Matta Le Honni Aveuglant (L’Insultato Abbagliante) alla Galleria
Alexandre Jolas di Parigi (giugno-luglio 1966). Il cappello introduttivo
all’intervista su “L’Unità” sottolineava come la rivista francese, diretta dal
1953 da Louis Aragon, che era stato un surrealista di punta, per la prima volta
avesse interrogato un surrealista sulla funzione rivoluzionaria dell’arte.