EDUARD HABICHER
a cura di Riccardo Zelatore
Balestrini centro
cultura arte contemporanea
Via Isola 40 - Albissola Marina
13/6/2015 -
26/7/2015
Dopo un po' di anni di mostre, la mia idea di cosa doveva
prevedere questo progetto, me la ero fatta. E mi piace riassumerla così: non
c'entra tanto o solo con il curare un evento espositivo, ha molto a che fare con
il raccontare una storia. Non è teatro, ma ho pensato si potessero usare alcune
risorse di quella disciplina come la luce, gli spazi e il movimento (ho voluto
lasciar fuori musica e suoni, anche se, a dirla tutta, questi ultimi un po'
c'entrano, ma lo potrà capire solo chi parteciperà). L'intento è stato quello di
andare al di là della semplice selezione dei lavori di un autore e la loro
disposizione all'interno di un contenitore, pur suggestivo e coinvolgente.
Era un'idea che coltivavo da un sacco di tempo, per cui andava fatta. La
preparazione è stata lunga e faticosa, per tutta una serie di accidenti che,
come è forse normale che sia, prima mai mi sarei atteso.
Sul
palcoscenico di questo progetto ci salgono diverse figure (la mia rimane dietro
le quinte o laterale, quasi a fungere da voce narrante): una di artista, altre
di non artisti (o quasi).
Ho chiesto nell'ordine:
a Franco Balestrini,
storico animatore culturale di Albissola Marina dal 1979, la disponibilità
incondizionata del suo spazio espositivo;
a Giovanni Siri, titolare di un
suggestivo impianto balneare, l'agibilità della terrazza che domina il perimetro
dei Lido Beach & Life Resort e il golfo albisolese;
a Bart Herreman,
straordinario fotografo belga e milanese d'adozione, di documentare per immagini
la realizzazione del progetto;
a Carlo Pirovano, grande editore e illustre
storico dell'arte, di legittimare criticamente il lavoro dell'artista;
a
Eduard Habicher, il vero protagonista della messa in scena, di interpretare con
le sue sculture gli spazi messi a disposizione;
a Giorgio Merello, deus ex
machina di una esuberante casa editrice ligure, di accompagnarmi nella
realizzazione del catalogo che sarà disponibile in mostra ;
a Sergio
Pandolfini, sopraffino stampatore romano, sodale di tanti grandi maestri, di
supportarmi nella realizzazione di un'edizione speciale che completa la proposta
espositiva.
L'autentico privilegio è stato quello di avere in tutti i
ruoli affidati, amici veri.
Ho pensato potesse venirne fuori qualcosa di
emozionante. Letta così potrà anche sembrare nulla di speciale e la gente si
chiederà che differenza c'è, allora, con una mostra delle tante. Questa è una
domanda di cui conosco la risposta senza essere in grado di pronunciarla. Mi sa
tanto che in casi come questo le parole contano poco: meglio fare e le persone,
spero, capiranno.
Alcune tracce, a partire dalla faccenda dello spazio, del
movimento e della luce. Considerato che il lavoro di Habicher, sovente, prevede
e include il movimento (sia dell'opera che del fruitore), ho pensato fosse
interessante rendere chiara l'idea coinvolgendo non una ma due sedi espositive:
una al chiuso e una all'aperto. Da qui, senza eccessiva originalità, anche il
titolo della mostra. Per quanto riguarda lo spazio, il dialogo tra la scultura
contemporanea e un arco secentesco che sorregge e domina le sale di via Isola in
Albissola Marina è subito parso al sottoscritto e ad Habicher una stimolante
occasione per confermare quanto il suo lavoro sia sempre in stretta relazione
con il referente architettonico. Una serie di sculture di piccole dimensioni
completano poi la rassegna in galleria. Le stesse considerazioni valgono per
l'opera che l'artista ha scelto di collocare sulla terrazza dei Lido Beach &
Life Resort, dove a integrazione esplicativa del progetto sono visibili nelle
sale del centro wellness una serie di riproduzioni fotografiche di Bart Herreman
che documentano il dietro le quinte.
La luce è componente integrante del
lavoro di Habicher, non tanto in termini scenografici quanto semantici. I suoi
profili in acciaio, spesso combinati e innestati con putrelle dipinte di rosso,
fendono lo spazio disegnando transiti che si avvicendano tra l'interno e
l'esterno, tra il pieno di una parete e il vuoto dell'aria, tra la sagoma di una
architettura reale e la traccia di una estensione immaginaria o suggerita. Le
sue forme plastiche attraversano e scindono lo spazio, alle volte concentrandolo
attorno a un segno, una linea, un oggetto, altre volte germinando disseminazioni
e fratture. L'articolazione segnica che ne deriva è accompagnata e completata da
una ulteriore presenza costituita dall'ombra; quest'ultima enfatizza le
traiettorie, esalta i materiali usati ampliandone la dimensione seducente e
illusionistica. L'alternarsi delle due componenti scultoree dell'esterno e
dell'interno, indagate attraverso la relazione spaziale, mutuate tra
l'avvolgimento del materiale naturale (si pensi ai legni combusti o ai vetri) e
l'impalpabilità dei volumi ospitanti e ospitati, palesa la tensione dell'autore
all'indagine dei limiti stessi della scultura. Un genere che per Habicher
trascura la monumentalità classica e la pesantezza a favore di componenti e
comportamenti che si possono senza soggezione definire pittorici. Anche in
questo caso i materiali hanno una loro significanza. A maggior ragione, se si
riconsidera il ruolo dell'elemento ombra (come doppio) e se si ha la curiosità
di osservare i lavori grafici su cartone, dove la partita tra bi e
tridimensionalità mi pare continuamente costretta al pareggio.
A questo
punto, come ho anticipato, l'unica cosa che manca sono i suoni, ma garantisco
che nel visitare i siti espositivi, questa componente, tra il naturale e
l'artificiale, non mancherà.
Riccardo Zelatore